L’importanza di chiamarsi Naboo Nimoy (nell’epoca “post nerd”)

Tra i primi nati del 2018 in Liguria, all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, c’è un bimbo che i genitori hanno chiamato Naboo Nimoy. Le considerazioni che si possono fare sono tante.

La più banale, da nerd tradizionale, è che metà dei giornali web hanno imbroccato il riferimento a entrambe le saghel’altra metà, tra cui testate blasonate, cascano sull’ultimo miglio rivelando di non avere la minima idea di ciò di cui stanno parlando.

La seconda, che questa coppia di genitori deve amare davvero tanto Star Wars e Star Trek, se ha pescato due riferimenti, volutamente assonanti, per dare nome al proprio pargolo. E se l’omaggio a Leonard Nimoy/Spock potrebbe essere per via della sua recente scomparsa, mi viene da pensare che la scelta di Naboo (anziché magari Tatooine, che come pianeta della saga lucasiana è più rilevante) abbia a che fare con l’età anagrafica della coppia, che potrebbe aver visto L’attacco dei cloni (Episodio II) in sala insieme, oppure essere in qualche modo legata alla storia d’amore tra Padmé e Anakin, che sboccia proprio su Naboo. Lo so che non è il massimo della scrittura e del romanticismo, quel passaggio della saga; ma l’immaginario fantastico si appiccica addosso a noi come fanno le canzoni; vive di emozioni e di ricordi, non di razionalità.

La terza considerazione sorge spontanea nell’atto stesso di scrivere questo articolo. Sopra ho messo tra parentesi il numero di episodio di Star Wars a cui facevo riferimento. Ma i casi sono due: tu che stai leggendo, in alternativa, sai perfettamente di cosa sto parlando, e quello che chiamo “immaginario nerd” è parte di te, al punto da definire la tua vita e le tue azioni (anche influenzandoti nella scelta del nome di tuo figlio); oppure non hai la minima idea: puoi essere una persona di cultura, intelligente, preparata, ma quell’insieme di segni, personaggi e riferimento ti sono estranei.

Una delle mie ex fidanzate sostiene che quello che mi riesce bene è inventarmi teorie sulla vita, l’universo e tutto quanto. Quindi magari è una fantasia, anzi: un delirio nerd. Ma quello che vedo sotto i miei occhi, giorno dopo giorno, è un mondo diviso. Una Cultura tradizionale che annaspa, vittima dei tagli, dell’obsolescenza dei suoi esponenti e istituzioni, con nuovi personaggi di riferimento che diventano tali più in virtù del successo commerciale o della notorietà televisiva, che per effettivi argomenti nel racconto e nell’analisi del presente.

Dall’altra parte, un mondo cosiddetto “nerd” che cresce per popolarità, ottiene attenzione e, nella fabbrica che produce i nuovi contenuti in questo senso (Hollywood – per fortuna non l’unica, grazie alla serialità e ai canali streaming), muove miliardi a livello globale. Che in Italia vede il successo inarrestabile di Lucca Comics&Games, passata in una manciata di anni dal completo oblio dei media generalisti – quando già le vie del centro città erano piuttosto popolate – alle media partnership con Radio 2, Repubblica, Variety. “Eh, ma sono tutti cosplayer” ha sbottato, legittimamente, un maturo organizzatore di eventi alla mia presentazione de I nerd salveranno il mondo a Lucca Comics&Games, lo scorso anno. Forse. Ma detesto le distinzioni manichee, e francamente sono l’adulto che sono anche perché amo Star Wars e perché luoghi come Lucca Comics&Games sono la mia seconda casa.

La cultura nerd è la mia cultura. Alcune storie e autori che quando ero adolescente credevo di essere il solo a conoscere, oggi sono di massa. E sono storie e autori tanto forti, in grado di influenzare a tal punto chi li ha letti/visti, che una coppia di genitori ha appena chiamato il proprio bimbo Naboo Nimoy.

Un’epoca interessante, che ne dite? Così rompo gli indugi e mi allargo – sì, ho preso anche qualche chilo, è tutta autorevolezza – e grazie al prode Andrea Zampollo e altri che verranno trasformo il vecchio e desueto blog Il gatto mi ha mangiato i libri in una piccola webzine. Non troverete gli aggiornamenti e le news tradotte da Google Alert, da queste parti; ma piuttosto sguardi e riflessioni su quel che c’è di buono nel marasma di questo mondo ormai irrimediabilmente, dal punto di vista dei contenuti e non solo, “post nerd”. Per il resto vedremo: sempre in movimento è il futuro.

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