Uccidere Mara Jade per salvare Chewbacca, la triste (?) storia dell’expanded universe di Star Wars

Sarebbe stata la morte di Chewbacca, secondo un’intervista a Leland Chee, uno degli elementi che avrebbe convinto a suo tempo la Disney – al momento dell’acquisizione – a cancellare dal canone di Star Wars tutte le storie raccontate in romanzi, serie a fumetti e videogame del cosiddetto Expanded Universe. Il signore al riguardo è piuttosto informato: da circa 20 anni si occupa di verificare la coerenza interna della saga creata da George Lucas, originariamente come dipendente della Lucasfilm. Di sua creazione è la “bibbia” di Star Wars, database a uso interno che contiene tutto il materiale legato alla galassia lontana lontana, battezzato con ironia metanarrativa: l’Holocron.

L’intervista ricorda che in quella continuity – oggi “Star Wars Legends”, perché non si butta via niente – il wookiee muore ucciso dalla “caduta di una luna”. Ammetto di non ricordare il dettaglio specifico; ma so che da lettore l’evento mi ferì parecchio, più che altro perché mi capitò di leggerne le conseguenze e non il fatto specifico. Magic Press tradusse infatti in Italia la raccolta di storie brevi a fumetti che omaggiavano la scomparsa di Chewie. La vicenda specifica era però raccontata nella saga romanzesca degli Yuuzhan Vong, contemporanea all’epoca in USA, ma a quanto mi risulta del tutto inedita in Italia.

Oggi ci lamentiamo degli spoiler, ma il giovane me ricevette un notevole trauma all’epoca. Trattasi del periodo oscuro della storia dell’Umanità in cui Star Wars era popolare in terra natìa, la produzione narrativa extra-film si era fatta copiosa e in parte delirante (negli eventi narrati). Da noi però arrivava con il contagocce e, come in quel caso, sfasata tra narrativa e fumetto. Timothy Zahn era tornato in campo, dicono le leggende, accettando di scrivere i due volumi di The Hand of Thrawn a patto che A) gli permettessero di far sposare Luke Skywalker con Mara Jade e B) fosse firmato un trattato di pace con i resti dell’Impero.

Il primo evento merita una digressione. Mara Jade è probabilmente la vittima più illustre della cancellazione dell’Expanded Universe. Strafiga dai capelli rossi – il marketing della Lucasfilm mise parecchio l’accento sulla sua natura sexy, dopotutto Star Wars era rivolto principalmente agli adolescenti maschi – entra in scena ne L’Erede dell’Impero di Timothy Zahn come una cazzuta spalla del signore del crimine (però buono, à la Han Solo) Talon Karrde. Vuole uccidere Luke Skywalker perché salta fuori che il suo mentore segreto è stato nientemeno che Palpatine: indovinato, è sensibile alla Forza. Ma già nel primo libro lei e Luke devono sopravvivere insieme nella foresta, un po’ di chimica scatta, non si metteranno insieme perché Zahn è un autore intelligente e le storie d’amore a casaccio non le scrive (George, sì, sto guardando te).

La trilogia di Timothy Zahn, la prima prosecuzione moderna (anni ’90) della saga di Star Wars in forma di romanzo, rimane una pietra di paragone irraggiungibile per qualunque fan della saga. Ha realismo politico, vastità degli orizzonti, intrecci complessi. Basti dire che l’Alleanza Ribelle si è costituita in Nuova Repubblica, ha ripreso Coruscant ed è alle prese con tutte le magagne di chi vince una guerra civile. Si ritrova contro un grand’ammiraglio talmente tatticamente brillante da ribaltare le sorti della guerra in pochi anni – Thrawn – ma questo succede gradualmente e in maniera plausibile. Nell’era Disney, di anni dalle vicende originarie ne sono passati quasi 40, ma c’è un altro Impero con diverso nome, il Primo Ordine, perché alla fine era più semplice e familiare raccontare ancora una storia di resistenza.

I libri di Zahn furono un successo (e vorrei vedere), altre storie seguirono. Di tanto in tanto un signore della guerra imperiale saltava fuori e piantava su casino. Quando si trattava di un romanzo singolo era ancora peggio, perché il gerarca di turno lo dovevi introdurre e far sparire in breve tempo. Devo dirlo io che la prosecuzione ad libitum della guerra civile galattica stava mostrando la corda? Di qui il diktat di Timothy Zahn. Mara Jade, nel frattempo, se l’era baccagliata Lando Calrissian ed era ora di restituire a quello sfigato di Skywalker un po’ di vita sentimentale; ma anche di far arrendere, finalmente, gli Imperiali. E dopo, dovettero dirsi gli editor, disperati? Dopo, gli Yuuzhan Vong, alieni extragalattici fanatici religiosi, totalmente disconnessi dalla Forza e perciò naturali nemici dei Jedi – quelli nuovi, nel frattempo parte dell’accademia fondata da Luke.

La saga inaugurata da R.A. Salvatore con Vector Prime è inedita in Italia, a quanto mi risulta. Ho letto l’edizione USA del primo libro e onestamente la ricordo poco. Del ciclo, so che contiene tanti volumi, e che a un certo punto arriva Kyle Katarn a prendere a cazzotti i cattivi, e purtroppo non vince subito (evidentemente vincere la guerra lo annoiava). In quel libro, o in uno dei successivi, Chewbacca muore eroicamente. Ucciso da una luna, dicevamo.

Nell’intervista Leland Chee dice che proprio la morte della montagna di pelo ha fatto riflettere la Disney. Possibile proseguire la saga cinematografica senza riportare in scena il nostro wookiee preferito? E farlo per non ben precisati, e un po’ ridicoli, eventi raccontati via romanzo? Immagino sia stata la scelta più sensata, e non solo economicamente. L’Expanded Universe si era, esatto, espanso un po’ troppo, da qualche parte era necessario recuperare il bandolo della matassa. Se il reboot significava l’oblio per Mara Jade e Thrawn, pazienza. Il secondo, tra l’altro, è comunque ritornato: in Rebels, abbastanza coerente alla versione originale e con tanto di Ysalamiri in ufficio (questa non la spiego, è per estimatori).

Rimpiangere la cancellazione dell’Expanded Universe è sciocco, perché la qualità è stata altilenante; anzi, verso la fine, estenuante. I romanzi e alcuni personaggi creati da Timothy Zahn rimangono tra le aggiunte più interessanti alla saga, in qualche caso migliore degli stessi prequel. Ed elementi delle opere di Kevin J. Anderson e David Wolverton (Farland) sono comunque rimasti, tra le pieghe, a volte ricomparsi (Dathomir in Clone Wars come origine di Darth Maul).

Le varianti cinematografiche targate Disney hanno saputo in alcuni casi essere mediocri quanto gli originali: lo scienziato creatore della Morte Nera in Rogue One è meno interessante di Bevel Lemelisk, tirapiedi cialtrone, mobbizzato dall’Imperatore che periodicamente lo clonava e lo uccideva (ok, sono io che sono di parte). E c’era un oggettivo problema di preponderanza di personaggi maschili, a cui si sta pian piano rimediando cinematograficamente.

Siamo fan di Star Wars, è il mio caso, anche per via di queste storie cancellate; eppure le stesse, le migliori di esse, non devono diventare la pietra di paragone per quello che la saga ci regalerà in futuro sul grande schermo.

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