Il completismo ovvero: chi ucciderà la cultura nerd?

Mi capita di chiedermi quando la narrazione contemporanea globale la smetterà di attingere a supereroi, fantascienza e dintorni. Adoro il momento, sono felice di poter vedere ogni nuova uscita Marvel, o Star Wars, o DC nel cinema di provincia sotto casa, ma ogni fenomeno ha una durata limitata – e l’estrapolazione con ipotesi sul futuro è pane per i denti di ogni nerd che si rispetti.

Il punto è che sono genuinamente interessato a tutte queste nuove uscite. Con vero entusiasmo per quanto riguarda il Marvel Cinematic Universe, anche da un punto di vista tecnico: la costruzione drammaturgica in atto, che vedremo culminare con Infinity War, è senza precedenti; in più ogni nuovo tassello (vedi Black Panther) pur nella confezione consolidata, aggiunge qualcosa di diverso per stile e tematiche. L’attenzione è invece calante per quanto riguarda gli altri franchise,  Star Wars – ahimè – compreso.

Eppure mi sono ritrovato ultimamente, sul fronte televi-streaming, a forzarmi nel portare a termine qualcosa nei confronti del quale ho un desiderio di visione davvero molto blando. Mi prendo la briga di andare in sala e pagare biglietto per cinecomics che già so non saranno graditi alla mia parte adulta (si nasconde bene, ma c’è); e al contempo fatico a fare clic sull’episodio successivo di una serie che è già lì, nella schermata del catalogo di Netflix a cui sono abbonato. Nonostante ciò, in alcuni casi specifici insisto.

Vedasi Star Trek Discovery. Non mi aveva convinto in prima battuta (abbiocco da pilot), ora sto ritentando, incuriosito dalla faccenda dell’universo dello specchio e da poco altro. Eppure, tento; laddove con molte altre serie (anche Marvel! Scusa signor Murdock, davvero… ma questa è un’altra storia…) ho rinunciato. Quale perverso meccanismo mi spinge a forzarmi ad andare oltre? Ho già fatto qualcosa del genere, sia chiaro, per una sola saga: Star Wars. Seguo Rebels pur saltellando qua e là (mi hanno restituito Thrawn, ma sono davvero fuori target…) e ho in programma prima o poi di portare a termine Clone Wars. L’incagliamento è avvenuto alla quinta stagione, ma ci tornerò su. Perché è comunque Star Wars. Per di più ancora epoca Lucas, vuoi mettere?

La fregatura starebbe tutta qui. Per i prodotti marchiati con il nome delle due principali saghe spaziali, a cui sono molto legato, mi sento obbligato alla visione. Quasi temendo che la mia esperienza di quell’universo sarebbe incompleta, senza. Anche passando sopra – nel caso di Discovery – ai limiti del prodotto, non certo brutto in senso stretto, quanto poco vicino, mi si passi l’espressione “a livello emotivo”, al materiale originario. E’ narrazione seriale che ci dicono trovarsi in quell’universo lì, eppure non ti fa sentire lì. Quasi che gli autori non ci credessero abbastanza; mirassero a seminare imponenti colpi di scena (ansia da prestazione?); urtando lo spettatore smaliziato con gestioni goffe di topoi trekkiani classici come il tempo ricorsivo e il pianeta vivente.

Tempo fa, all’annuncio di Amazon di una serie tratta da Il Signore degli Anelli, ho pensato a un frainteso commerciale. Si invocava una serie influente quanto Il Trono di Spade e la mia personale opinione è che il successo audiovisivo della saga di Martin sia molto poco legato alla sua ambientazione fantasy. Quindi tentare di bissare il successo delle vicende di Westeros riproponendo in altra forma quelle nella Terra di Mezzo poteva essere un errore. Ora intuisco che forse mettevo le cose nella prospettiva errata.

Il Signore degli Anelli è per popolarità globale molto vicino a Star Wars, forse superiore a Star Trek. Quello che Amazon si sta assicurando con il progetto in cantiere è l’attenzione da parte di persone che sono legate agli Hobbit quanto io lo sono agli Wookiee e ai Vulcaniani. E, come me altrove, si sentiranno in obbligo di visione nonostante tutto.

Non lo sentite anche voi, questo brivido? Il completismo, anche forzoso, potrebbe essere l’ultimo strumento di marketing per farci consumare storie ambientate negli universi narrativi che maggiormente amiamo. Speriamo che, dopo l’inaridimento della falda, ci sia ancora spazio per storie altrettanto buone. O forse, meglio ancora, saranno qualcosa di completamente diverso.

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