Far Cry 5: bene ma non benissimo

Dopo diverse ore di gioco spese in Far Cry 5, ci sentiamo di confermare la bontà e la qualità di questo titolo, senza dubbio divertente e solido come i capitoli precedenti.

Tuttavia alcune caratteristiche e alcune iterazioni ci hanno lasciato leggermente perplessi e dubbiosi sul futuro della saga Far Cry.

Tra le meccaniche di gioco a nostro avviso meno riuscite citerei in primis il sistema di liberazione delle aree dal giogo della setta. Per chi non lo sapesse, la mappa di Far Cry 5 è suddivisa in 3 settori, controllati da altrettanti fratelli di Joseph Seed, guida spirituale nonché fondatore del culto di Eden’s Gate. Ogni qualvolta portiamo a termine una quest, primaria o secondaria, andremo a riempire una barra di influenza sulla ribellione in una specifica area. Una volta riempita irrimediabilmente il Seed a controllo di quell’area ci rapirà costringendoci alla reclusione o a qualche sadico giochetto. La ripetitività e la coercizione di questo sistema (una volta completata la barra non c’è scampo, verrete catturati per forza) a lungo andare stanca e dà l’impressione di una forzatura nata per mancanza di idee valide da parte dello sviluppatore.

Altra caratteristica – puramente tecnica – che lascia piuttosto perplessi è l’estrema semplicità del motore fisico e la scarsa interattività. Rispetto ai capitoli precedenti molti effetti delle armi sui materiali, oggetti distruttibili, fisica del fogliame, luci dinamiche, etc. sono stati alleggeriti o rimossi del tutto, anche settando tutte le opzioni al massimo nella versione PC (guardare per credere).

In generale il titolo è costellato da piccole variazioni rispetto ai capitoli precedenti, alcune prese anche di peso da titoli di altro genere (vedi la barra di controllo dei ribelli, del tutto analoga alla barra del Caos in Just Cause), alcune alleggeriscono il gameplay ma altre tendono a semplificarlo troppo (bene gli enigmi durante la ricerca dei tesori, meno bene l’inutilità degli archi e fionde). A conti fatti anche la modalità arcade, divertente e ben realizzata, costituisce un puro elemento di svago e non aggiunge nulla alla struttura del gioco.

La sensazione che dà al giocatore è di un gioco di ottima fattura e avvincente, ma sviluppato frettolosamente o comunque privo di spunti davvero interessanti. Anche la modalità Co-op, punto forte di questo titolo, risulta la naturale evoluzione di quanto già inserito dei capitoli precedenti. È possibile che Ubisoft, dopo 5 capitoli (senza contare Primal e Blood Dragon) cominci a essere a corto di idee? In un futuro ci troveremo a vedere un Far Cry ogni anno, sempre uguale e con sempre meno idee, sul modello dei vari Call of Duty?

Il futuro incerto è, come citava un basso e verdastro amico, e ci auguriamo che Ubisoft punti a mantenere un certo livello qualitativo per tutta la saga. In alternativa può sempre creare nuove IP, magari ispirate come meccaniche alla saga Far Cry ma completamente diverse come ambientazioni e approccio.

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