Come Infinity War alza l’asticella dell’intrattenimento globale [No Spoiler]

Scrivere di Avengers – Infinity War, in sala in questi giorni, è difficile per varie ragioni, ed eccedere nei giudizi qualitativi è abitudine che ormai annoia. Non volendo svelare la storia – che è solo uno degli elementi del film, ma è meglio evitare spoiler – mi sono accorto che il modo migliore per parlarne era sottolineare gli (almeno 4) modi in cui il diciannovesimo capitolo del Marvel Cinematic Universe si dimostra superiore a qualsiasi altra opera audiovisiva al momento disponibile sul mercato internazionale.

1) Solidità

Esclusi i babbani recidivi, chiunque sa che il Marvel Cinematic Universe è, per ambizione, un’operazione senza precedenti.

Fu tale il primo Iron Man del 2008, che calava una coppia di attori di serie A (Downey jr/Paltrow) nei panni di un moderno supereroe (Stark) – omologo fittizio di Elon Musk – e della sua metà del cielo/coscienza/anima (Potts), in un contesto verosimile tra geopolitica e disruption tecnologica (a ritmo dei riff degli AC/DC).

Lo fu ancora di più nel 2012 il primo Avengers, che vedeva convergere 4 eroi (+2) da altrettanti film solisti, per mano dell’empatico burattinaio seriale Joss Whedon.

Con il primo Avengers, Infinity War condivide la solidità e la pazienza narrativa: i (tanti) personaggi hanno tempo di incontrarsi e scontrarsi, litigare e stabilire alleanze. Al punto che sono convinto possa essere fruibile – non appieno, ma fruibile – anche da chi non abbia visto nessuno dei film Marvel precedenti.

 2) Fedeltà

In 19 film, realizzati nell’arco di 10 anni da registi e sceneggiatori diversi, la coerenza totale era impossibile. E se un’abilità è stata quella di posizionare diversamente alcuni personaggi all’interno dei singoli titoliPhil Coulson che è un burocrate negli Iron Man, un quasi-villain nel primo Thor, il catalizzatore della coesione del gruppo in Avengers; per non parlare del Tony Stark che da eroe diventa mentore (sui generis) per Peter Parker – non si può dire che la caratterizzazione sia sempre stata impeccabile.

Infinity War ha il pregio di restituirci molti dei personaggi nella loro forma migliore. Penso al nevrotico, debole eppure brillante Bruce Banner, che non spiccava tanto nelle sue simpatiche fragilità da Avengers. E soprattutto Thor, che dopo il divertente (ma cartoonesco) Thor Ragnarok torna solenne, eroico, sovrumano nel pieno senso del termine.

Non è solo una fedeltà alle versioni cinematografiche migliori ma anche un affetto tangibile per i personaggi originali a fumetti. E in questo senso, un nome solo, senza commenti: Thanos.

 3) Sorpresa

Con la necessità di creare l’hype e mostrare le scene più spettacolari già nei trailer, è difficile ormai arrivare in sala senza aver già compreso un buon 90% di quello che sarà lo svolgimento della vicenda, le sue ambientazioni e le sue scene d’azione.

Nel caso dei titoli che alla prova dei fatti si sono rivelati più deboli – Iron Man 2, Guardiani della Galassia 2, ce l’ho con voi – i trailer arrancavano nel tentare di costruire aspettativa, avendo però poco materiale significativo a cui attingere.

Il più che valido Captain America – Civil War, dal canto suo, spoilerava nel trailer il fatto che lo scontro tra Cap e Iron Man sarebbe stato ben più che ideologico: c’erano immagini di loro due che se le davano di santa ragione.

Alla Marvel Studios devono averci pensato, lavorando a un modo per aggirare il problema.

Infinity War ha nel trailer alcune scene che non corrispondono – per esempio per personaggi coinvolti – a quelle che saranno effettivamente le vicende narrate. Mi sembra un gran bel modo per migliorare l’esperienza di visione in sala e un fantastico regalo per i fan.

4) Coraggio

E qui, senza dilungarmi, sono determinate scelte di trama a portare Infinity War là dove nessun cinecomic è mai giunto prima.

Struttura a tre atti? Momenti di esposizione? Umorismo? Scene d’azione alternate a momenti di confronto tra i personaggi? Crescendo graduale fino alla battaglia finale? C’è tutto. Al posto giusto. La formula del blockbuster fantastico contemporaneo è rispettata.

Una delle obiezioni principali ai film Marvel è l’ancorarsi a schemi consolidati. Soddisfazione di aspettative. A ben guardare, di “terzi atti” che “giocano in difesa”, chiudendo le trame con molta meno inventiva e originalità di quanto le avessero aperte, il cinema d’intrattenimento ne conta a centinaia.

Immagino che i Russo brothers, registi, gli sceneggiatori e il superproduttore Kevin Feige avessero chiaro che “svolgere il compito” non sarebbe stato sufficiente.

Lo stanno facendo tutti gli altri, il Marvel Cinematic Universe dopo un decennio e 18 film doveva e poteva osare.

E l’ha fatto.

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