Jurassic World: un franchise in salute da vedere ad altezza bimbo

Claire, già manager del parco Jurassic World, oggi guida un comitato animalista pro-dinosauri. Isla Nublar sta per essere distrutta da un’eruzione vulcanica ma il Governo le rifiuta la proposta di una spedizione per andare a salvare i dinosauri. A finanziare il viaggio sarà Benjamin Lockwood,  ex socio del visionario John Hammond, creatore del Jurassic Park. Alla spedizione partecipa Owen, l’addestratore di dinosauri e le cose sembrano andare per il meglio. Ma Mills, giovane amministratore privo di scrupoli, ha altri piani per i lucertoloni. E sarà Maisie, la giovanissima nipote di Lockwood, a permettere a Claire e Owen di scoprirli e ostacolarli.

C’è una scena che è già in potenza nel primo Jurassic Park. Riguarda la visita di un dinosauro nella camera da letto di una bambina nel cuore della notte. Ordinaria amministrazione, se fosse un film horror qualunque. Peccato che al posto del babau di turno ci sia un dinosauro. La scena è ben visibile nel trailer di Jurassic World – Il regno distrutto. Quella stessa scena, da ragazzino nel 1993, me l’ero immaginata aspettando di vedere il primo Jurassic Park. Vi alludevano le immagini del trailer, con il Raptor che si affaccia dall’apertura di una porta. Salvo poi scoprire che, nel film, si tratta in effetti della cucina dell’area visitatori e non di una camera da letto.

Questa sequenza inesistente è rimasta con me per tutti questi anni. S’immagini la mia sorpresa, nel vederla saltare fuori a 25 anni esatti nel quinto capitolo del franchise. Probabilmente quella scena era effettivamente in potenza non solo per me, ma anche per coloro che sono cresciuti con le vicende del parco dei dinosauri. Al punto di rispuntare fuori, messa in scena al meglio.

C’è un altro sottinteso nella invasione della camera da letto di una bambina da parte di un dinosauro. Il fatto che, se questo avviene, i dinosauri fanno ormai parte del nostro mondo. Non sono più confinati nell’isola-parco dei divertimenti di John Hammond; ne sono evasi. Che questo succeda nel capitolo del franchise in sala in questi giorni è uno spoiler fino a un certo punto. Intanto perché qualcosa del genere veniva incluso nel finale del romanzo originario di Michael Crichton. Quasi che, nella visione originaria dello scrittore, riportare in vita dinosauri non potesse prescindere, prima o poi, da una loro liberazione nel nostro mondo.

Ammetto che le mie aspettative nei confronti di Jurassic World il regno distrutto erano piuttosto basse. Non ho digerito a suo tempo la pacchiana linearità di Jurassic World. Avevo compreso, certo, la necessità del film rilanciare una serie cinematografica a parecchi anni di distanza, con in mezzo due capitoli non esattamente brillanti. Mi erano apparsi di scarso interesse i due personaggi pressoché archetipici – l’impiegata control freak, interna al sistema, con il desiderio e le capacità per salvare il parco, e il cacciatore/uomo di natura la cui introduzione permetteva di cambiare ruolo ai Velociraptor: da semplici predatori a possibili alleati.

Quest’ultimo espediente narrativo era giocato non benissimo, non sapendo andare molto oltre alla scena di Owen alias Chris Pratt in moto che corre insieme ai Velociraptor all’inseguimento del nuovo dinosauro, cattivo della situazione: l’Indominus Rex. Le sequenze spettacolari c’erano, alcuni spunti di reinvenzione pure, ma l’insieme mi era parso tirato via. Dinosauro mangia dinosauro che mangia dinosauro, per intenderci, facendo riferimento al rocambolesco finale.

Ciò in cui Il regno distrutto riesce invece bene è non ripetere per la quinta volta il susseguirsi di fughe, combattimenti e salvataggi sull’isola che abbiamo visto in tutti i capitoli del franchise. Dove questo avviene ci sono elementi di novità: uno per tutti la scena con il T-Rex nel container, mentre Owen e Claire tentano di prelevare un campione di sangue senza essere divorati.

La trama per il resto è un pretesto. Inutile il prologo, convenzionali i dialoghi, trascurabili i nuovi personaggi introdotti. Tra cui Lockwood, il vecchio amico di John Hammond con il volto di James Cromwell. Più che avere una vera funzione narrativa fa pensare a un rimpiazzo di comodo per la scomparsa di Richard Attenborough.

Eppure il film è pienamente riuscito, purché lo si guardi con gli occhi di un bambino. Un bambino della stessa età di Maisie, che non a caso è una specie di osservatore, impegnato a nascondersi e sgattaiolare in quasi tutte le scene in cui i cattivi espongono il loro piano. In sala, al termine della proiezione, c’è stato un piccolo applauso. Azzarderei che a scatenarlo siano stati i più piccoli tra i presenti. Quelli che di sicuro hanno apprezzato di più il film. Ed è nell’essere riuscito a portare a termine una compiuta fiaba animalista per bambini che Il regno distrutto riesce al cento per cento nella sua missione. Tanto che non mi viene difficile immaginare il titolo come successo di botteghino al pari del suo predecessore.

Ancora una volta – e mi succede spesso, di questi tempi – a uscire soddisfatto dalla sala non è il “me stesso” spettatore trentenne, con parecchi film di genere sulle spalle. Quella parte di me sbuffa, invoca storie di migliore complessità, sintonia con il presente e innovazione nelle idee e nella loro applicazione. Ad essere però assolutamente meravigliato da Il regno distrutto è il narratore che è in me. Quello che tiene conto dello stato dell’arte della narrazione globale, di come si stiano reinventando, e riposizionando di fronte a nuovi pubblici, storie e personaggi che nel migliore dei casi hanno 25 anni di vita nel caso di Jurassic Park.

Con questi presupposti Jurassic World – il regno distrutto mi lascia ammirato per come ancora una volta l’intrattenimento globale sappia sfornare prodotti non solo impeccabili di tecnica, ma in grado di raccontare storie nuove, persino attuali, pur all’interno di sentieri tracciati. Osando persino, sul finale, quasi quanto Avengers – Infinity War. Il parallelismo che andrebbe fatto è tra i due Jurassic Word e le operazioni messe in pratica da J.J. Abrams prima con Star Trek poi con Star Wars. Abrams è più teorico ed è stato brillante nel girare delle cover di film. Storie note, rese stilisticamente contemporanee, in cui gli elementi di base venivano variati in modo impercettibile, oppure ribaltati in maniera palese (come in Star Trek – Into Darkness).

Sul successo del rilancio di Star Wars, è il botteghino a parlare. Su Star Trek la questione è più complessa e la riscrittura di elementi noti messa in opera con Into Darkness potrebbe aver ucciso il franchise sul grande schermo. Può darsi che l’aver portato alle estreme conseguenze alcuni temi di Star Trek, e della stessa narrazione di intrattenimento, possa aver esaurito agli occhi del pubblico trama e personaggi. Penso all’introduzione del teletrasporto intergalattico e di una proverbiale cura per la morte. Beyond, più accettabile per coerenza di scrittura e invenzioni di trama, potrebbe non fare testo per via del minore risultato economico.

Potrebbe avere invece una ben più lunga vita il nuovo corso dell’universo narrativo di Jurassic Park. Questo perché Il regno distrutto, completando e arricchendo quanto iniziato da Jurassic World, sceglie una via meno teorica per rilanciare la trama. Quella di raccontare una storia, dicevo prima, ad altezza di bambino. Forse la produzione è consapevole di non poter parlare agli adulti che erano bambini al tempo dell’uscita il primo film del franchise. Né di poter ottenere l’attenzione dei cinefili, ormai distratti da cinematografie altre, per nazionalità e modelli produttivi; quando non, mi si permetta di dirlo, impegnati a trovare meriti o qualità autoriali in opere dignitose ma scialbe di registi che hanno brillato soprattutto nel passato.

Il finale di questo capitolo lascia aperte davvero molte possibilità. Ma l’elemento più significativo è essere riusciti a raccontare una fiaba animalista, abbinando momenti di tensione e di paura, che però non fanno mai troppa paura. I dinosauri sono mostri, certo, ma “mostri belli”. Predatori pericolosi in grado di dare vita a innumerevoli momenti conflitto. Eppure, al contempo, al di là del Bene e del Male. Istintivi e a tratti crudeli come la natura stessa. In questo, mostri giustificabili per ogni loro azione violenta, eticamente diversi ma accattivanti. Tanto che, se tra qualche capitolo il franchise di Jurassic Park mostrasse la corda, i dinosauri potrebbero sopravvivere anche ad esso, conservando un posto d’onore dell’immaginario globale.

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