Retrogaming: MDK

Dovendo fare un’analogia tra il mondo videoludico e una forma d’arte tradizionale, si può tranquillamente affermare che le software house, proprio come i grandi artisti, spesso lasciano dei segni riconoscibilissimi e caratteristici nelle loro opere. La ormai defunta Shiny Entertainment si è sempre distinta per aver portato un tocco di follia ed eccentricità ai propri titoli. Abbiamo imparato ad apprezzarli sotto l’etichetta Disney col fantastico platform Aladdin, in piena epoca 16-bit. Abbiamo avuto ulteriore conferma del loro talento – e soprattutto della loro follia – in Earthworm Jim 1 e 2, tra i titoli più strampalati e geniali della storia.

ll 1997 segnò per Shiny il passaggio definitivo dall’uso della grafica 2D a quella 3D: il primo titolo a beneficiare di questa evoluzione fu MDK.

Dovendo riassumere la trama in poche righe (scritta originariamente sotto forma di spassoso diario di bordo), il gioco narra le gesta dell’eccentrico dottor Fluke Hawkins, alle prese con lo studio di strani fenomeni cosmici denominati “stringhe”. La ricerca condurrà il dottore e il suo fidato ma riluttante “inserviente” Kurt Hectic in un viaggio stellare che li porterà a conoscere da vicino il fenomeno, scoprendo che una minacciosa razza aliena utilizza le stringhe come porte dimensionali per il nostro sistema solare.

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Il comodissimo paracadute che viola ogni legge della fisica

Inutile dire che lo scopo di questi alieni è alquanto bellicoso e a bordo di gigantesche navi minerarie depredano la crosta terrestre privandola di minerali e altre risorse, distruggendo inevitabilmente intere città.
La speranza dell’umanità risiede nel giovane Kurt, il quale equipaggiato con una speciale tuta creata ad hoc dal dottor Hawkins, si ritrova nel folle compito di lanciarsi in caduta libera su di ogni astronave aliena e distruggerla direttamente dall’interno.

Parlando di gameplay, Il titolo si presenta principalmente come un action in terza persona, dove controlleremo Kurt equipaggiato della particolarissima “coil suit”, tale tuta ci consentirà di incassare i colpi nemici, fare fuoco ravvicinato o a lunga distanza tramite un sistema sniper incorporato e di planare dopo un salto grazie ad un paracadute a spiegamento rapido.

La sensazione che il gioco trasmetteva, considerato l’anno in cui era uscito, era di sentirtisi veramente un infiltrato in territorio alieno, e benché privo di meccaniche stealth, era possibile avvalersi di alcuni escamotage, tra i quali salire a bordo di navicelle e bombardare vaste aree dall’alto o prendere il controllo di sentinelle robotizzate per superare inosservati le linee nemiche.

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Sparatorie e esplosioni sono all’ordine del giorno

Talvolta il buon dottore ci invierà dei bonus utili per affrontare gli alieni, quali munizioni esplosive, pupazzi gonfiabili per distrarre il nemico, bombe atomiche più piccole del mondo e di tanto in tanto possiamo richiedere l’attacco aereo del nostro fedele Max, cibernetico ed efficientissimo cane robot a sei zampe.

Al di fuori dei meriti puramente ludici, MDK porta con sé dei primati tecnici notevoli per il periodo in cui è uscito. Un mondo di gioco totalmente tridimensionale, ricco di stanze e di arene immense, il tutto gestito quasi senza caricamenti e senza l’ausilio di accelerazione grafica. La modalità sniper permetteva di zoomare sul nemico a distanze considerevoli senza nessuna perdita di dettaglio (particolare oggigiorno scontato ma per l’epoca assolutamente rivoluzionaria).

Ciliegina sulla torta è l’indimenticabile soundtrack, curata da Tommy Tallarico (cugino del più noto Steven Tyler, cantante degli Aerosmith) ricca di brani orchestrali trionfali e pregni di pathos, degni di una pellicola hollywoodiana.

In conclusione ricordiamo il sequel MDK 2 uscito nel 2000 sotto etichetta Bioware, il quale ampliò il gameplay dando la possibilità di impersonare Kurt, il dottore e Max, miscelando così tre tipologie di gioco completamente differenti.

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