Star Wars, la guerra civile (dei fan) e l’ombra del Gungan

È un’epoca di guerra civile. Quantomeno, per quanto riguarda la saga di Star Wars. A suscitare le maggiori polemiche è stato, a suo tempo, l’ottavo episodio della saga. Laddove Il risveglio della Forza era stato un efficace ma molto furbo reboot del primo film del 1977, in grado di lanciare nuovi protagonisti nonché di aprire svariate questioni, Gli ultimi Jedi trancia di netto molti fili con il passato, anche recente (vedi alla voce: Snoke e i genitori di Rey).

Rian Johnson ha confezionato un buon film young adult, coraggioso nel suo filo conduttore tematico del “lasciarsi alle spalle il passato”; ma forse, per limitato orizzonte immaginifico, ridotti contatti con il resto della saga e la scelta di esaurire il personaggio di Luke Skywalker, troppo lontano dalle aspettative dei fan storici.

E qui, lasciamo parlare il fedele alla Forza che è in me. Al di là dei giudizi di merito del film, ho visto una sola volta in sala Gli ultimi Jedi e ancora non mi sono preso la briga di rivederlo. Due volte avevo visto al cinema Il risveglio della Forza, pur sbuffando la seconda. Due Avengers – Infinity War: in quest’ultimo caso credo sia evidente, non solo per me, lo spostamento d’interesse di noi thirty-something da Star Wars alla Marvel cinematografica. Certo, quelli di noi non impegnati a percuotersi il petto perché si stava meglio quando si stava peggio e mica i film di oggi sono belli come gli originali (neanche noi siamo più bambini, eh…).

A far deflagrare questa immaginaria guerra civile nel fandom di Star Wars è stato il (presunto) insuccesso di Solo – A Star Wars Story. Che pure, io stesso ho aspettato il lunedì per andare a vedere. Molto poco da nerd, comportamento esso è. Pentendomene, perché alla fine il film su Han Solo è dignitoso, fresco, trasuda galassia lontana lontana grazie allo script di Kasdan padre&figlio e si permette persino momenti di tensione non relativi a gente che fa a botte. Inoltre riapre spiragli su un ritorno di frammenti dell’Expanded Universe.

Non sono certo che sia stato un flop, in senso assoluto, il film su Han Solo. Forse il franchise creato da Lucas è oggi gravato da eccessiva aspettativa, per ogni sua recente uscita, visto il successo stratosferico dei titoli precedenti? O magari il pubblico nerd, a colpi di un film al mese (da gennaio: Black Panther, Ready Player One, Infinity War, Deadpool 2, Jurassic World 2), tutti rivolti alla categoria come target privilegiato, comincia a stancarsi oppure non trova tempo per vederli tutti, questi “suoi” film al cinema?

Che sia un flop o meno, Solo – A Star Wars Story viene percepito come tale al box office. Ci sono fan che dichiarano di averlo volutamente sabotato per odio nei confronti de Gli ultimi Jedi. Peccato, perché per me anziano fan quest’ultimo titolo è stato senz’altro il più soddisfacente del quartetto sotto il marchio Disney; immagino dovrebbe valere lo stesso per molti miei coetanei. D’altro canto, se il successo di un’opera fa sì che l’intera industria punti in seguito in quella direzione, la speranza che bagliori del vecchio Expanded Universe tornino a galla si fa più remota.

Oppure no? Il livello della discussione è ferocissimo e gli attacchi anche personali a Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm, hanno superato ogni limite di decenza. Va detto però che il legame di molti di noi con Star Wars è viscerale, paragonabile in parte solo a quello di chi ama il Signore degli Anelli (a partire però dall’opera originale di Tolkien) ed Harry Potter. Oserei dire che Star Wars, come quantità, sia qualcosa di più ampio – se si tiene conto di quanto la saga abbia influenzato il design, il linguaggio, l’abbigliamento, in pratica la cultura pop in toto; e per un periodo più lungo. Star Wars esiste e resiste in quanto oggetto di citazione e parodia. E solo Star Wars ha generato una religione, tra il serio e il faceto; googlate “chiesa Jedi” se non ci credete. Tanto che la destinazione finale migliore, secondo me, dovrebbe essere una trasformazione della saga in opera di dominio pubblico – per quanto l’operazione sia complessa e probabilmente non fattibile.

Ci sarà luce dopo la guerra civile? Chi lo sa. Tutto dipenderà dall’esito del nono e conclusivo capitolo della terza trilogia, previsto in uscita per Natale 2019, per la regia di J.J. Abrams. Pochissimo si sa al momento, al di là delle riprese iniziate e del ritorno di Billy Dee Williams a vestire i panni di Lando Calrissian. Degli eroi umani della trilogia classica è l’ultimo sopravvissuto, visto il decesso sullo schermo di Han e Luke e la scomparsa, questo nel mondo reale, di Carrie Fisher/Leia.

I segnali che arrivano dalla Rete rasentano il grottesco. Esiste un profilo Twitter che annuncia il desiderio di un remake di Gli ultimi Jedi e di avere già a disposizione il budget per realizzarlo. Il regista James Gunn, prima dello sfortunato licenziamento dalla Disney, ci aveva scherzato su, dicendo che avrebbe volentieri usato quel denaro per dirigere un nuovo film della saga; non certo il remake di un titolo uscito pochi mesi fa. Tra i leaks sulla trama del nono film, esce invece l’ipotesi di una resurrezione di Luke Skywalker tramite viaggio nel tempo. Nella serie Rebels è stata in effetti introdotto un “mondo tra i mondi” che renderebbe possibile l’espediente anche nella galassia lontana lontana. Ma non so se sopravviverei a cotanto orrore narrativo.

Mentre alla San Diego Comicon, a sorpresa, il regista Dave Filoni (Rebels) ha annunciato il ritorno, con un’ultima stagione, dell’amatissima serie animata The Clone Wars. Ultima produzione ufficiale targata Lucasfilm, prima dell’acquisizione Disney, narrava le complicate vicende della Guerra dei Cloni, tra gli Episodi II e III, mettendo in campo un Anakin Skywalker, prima della metamorfosi in Darth Vader, e la sua padowan Ahsoka Tano. Oltre ai cloni stessi, tra cui il comandante Rex: “eroi del popolo” di rara autenticità, in quel filone fantascientifico che ama raccontare le storie dal punto di vista degli ultimi, droidi o alieni che siano.

Ai miei occhi di fan adulto, che ama Star Wars ma anche la buona narrazione, ancorata al presente e non priva di complessità, The Clone Wars era di gran lunga migliore di Rebels. Quest’ultima guarda ai giovanissimi e, al di là del fanservice di reintrodurre Thrawn, si è rivelata di scarso interesse. Può darsi che mi sia apparsa tale proprio perché sono al di fuori del target; e che in questo senso, alcune scelte di Disney siano, giustamente, molto precise. Mi chiedo però se The Clone Wars, che aveva buone dosi di violenza, ambiguità e morti ammazzati/decapitati, possa davvero giungere a compimento nel modo giusto, se la si censurasse a beneficio degli spettatori giovanissimi.

Quanto al nono episodio, azzardo una previsione. Il 2019 sarà il ventennale dall’uscita in sala di Episodio I – La Minaccia Fantasma, primo dei prequel, il film con cui Star Wars smise di essere una trilogia e si trasformò in una saga. Amato o odiato – mi dichiaro colpevole di innumerevoli battute su Jar-Jar Binksil tempo trascorso migliora, nella nostra percezione, le cose e le ammanta di nostalgia. Poi scopri che il povero Ahmed Best, che interpretò Jar-Jar, all’epoca ne soffrì tantissimo e rischiò il suicidio. Così ti scende una lacrima, ci ripensi, vuoi tornare indietro a quel particolare angolo della galassia lontana lontana. Il ritorno di The Clone Wars, ambientato al tempo dei prequel, è già un segnale.

E se J.J. Abrams, questa volta, realizzasse un remake sui generis de La Minaccia Fantasma?

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