Perché arriveremo al crossover tra universi (ma non subito)

Mi ha stupito il rumore fatto da uno dei miei sciocchi post su Facebook in cui alludevo a un imminente crossover tra Star Wars e Star Trek, forte di un mashup trovato in Rete. Trattavasi di baggianata, ma con un fondo di verità; sono sinceramente convinto che, in un qualche punto indefinito del futuro, arriveremo ai cross-over tra alcuni degli universi narrativi più celebri. Immagino però sia il caso di spiegare perché.

La fruzione sociale delle proprietà intellettuali

E questo è il sottotitolo per una ragione. No, non fuggite urlando. Il concetto per qualcuno scontato su cui vorrei mettere l’accento qui, è che ormai le storie con cui siamo cresciuti – ascrivibili all’immaginario nerd oppure no – sono proprietà intellettuali su cui si basa l’industria cinematografica globale.

Non importa il momento in cui sono state generate quelle storie e quei personaggi: come spettatori/lettori (nel caso di Harry Potter, ma anche dell’Expanded Universe di Star Wars) le abbiamo vissute, presumibilmente negli anni della nostra adolescenza. Conosciamo quell’universo in modo approfondito e ci sentiamo obbligati a seguirne gli sviluppi. E ci sentiamo traditi quando le nuove produzioni sotto lo stesso brand si allontanano troppo dal nostro gusto.

Per i più giovani oggi – e non intendo (solo) noi over 30 – quegli universi sono soprattutto esperienza sociale. Da condividere con gli amici, eventualmente da farne cosplay alle fiere (penso a come un film scialbo e rimaneggiato come Suicide Squad abbia estimatori, per ragioni esterne alla fattura del film). Di certo per cui essere in sala il primo giorno di proiezione (e questo, lo confesso, sono colpevole). Vivere un prodotto audiovisivo come fenomeno sociale risale alle origini del fandom a stelle e strisce. E se anche oggi qualcuno che va alla Sticcon detesta “questi film di supereroi per ragazzini un po’ tardi”, si tratta della stessa modalità di fruizione, ma suddivisa tra diversi pubblici, lontani per età ed estrazione culturale. Per dire: non ho seguito né Harry Potter Fast and Furious per questioni anagrafiche e di gusto personale; eppure sarebbe sciocco considerarle proprietà intellettuali minori solo perché non le ho vissute quanto invece Star Wars e Star Trek.

Quindi tutte le “saghe” hanno ancora una lunga vita, almeno finché il loro pubblico fedele non si sparpaglierà o sarà distratto da altro. Ma, allo stesso tempo, in quanto proprietà intellettuali sono asset commerciali delle case di produzione, realtà economiche dell’industria dell’intrattenimento globale. Ogni analisi del futuro non può prescindere dal tenere conto del fatto che, in sostanza, parliamo di prodotti realizzati e distribuiti allo scopo di produrre la quantità più alta possibile di denaro. Ecco tre strade evolutive che mi permetto di ipotizzare.

 1) Ritorno al futuro

A fiuto, stanno tentando questo percorso il nuovo Terminator e Bumblebee, film “solista” del Transformer giallo che quando era solo un cartone animato su Odeon Tv chiamavamo Maggiolino. E sì che, a pensarlo 20 anni fa, che sarebbe uscito qualcosa del genere, ci saremmo chiesti se a Hollywood alzassero troppo il gomito. Eppure il film c’è, e rappresenta in un certo senso uno svecchiamento del franchise Transformers, già sferragliante e affaticato nel momento stesso in cui era apparso sugli schermi. Ma al contempo durato parecchio, nonostante i nasini all’insù di noi snob, perché copre alla perfezione una determinata nicchia di pubblico (nostalgia, automobili, azione).

Bumblebee promette tra le righe una sorta di ritorno all’origine dei robottoni trasformabili, se è vero che, come mi sembra di aver capito, compaiono alcuni Autobot in un design molto simile a quello dei giocattoli originari. Inoltre c’è chi ipotizza una ghost scene con i G.I. Joe: insomma, una manna per chi ricade in quella fascia demografica e ha giocato con entrambe le linee di pupazzetti. Ma qui, già alludiamo al discorso crossover e quindi vedasi il terzo punto.

Il nuovo Terminator promette altrettanta restaurazione nel riportare in scena Linda Hamilton, che riprende il ruolo di Sarah Connor. Potrò sbagliarmi, ma si tratta di spolverate di marketing su prodotti dalla formula consolidata, utili a continuare a staccare biglietti; ma di limitato interesse a livello narrativo, a differenza del prossimo punto.

2) E ora qualcosa di completamente diverso

Al di là del Marvel Cinematic Universe, che decanto altrove, è evidente che stiamo entrando in una nuova fase dell’utilizzo delle proprietà intellettuali provenienti dai fumetti; supereroi in testa. La materia originaria è talmente vicina all’archetipo da permettere numerose reinvenzioni, in grado però di mantenersi vicine allo spirito originario. Penso alla metamorfosi dei personaggi di Batman in Gotham, serie tutt’altro che trascurabile per scrittura e messa in scena, che però può essere considerata un prequel delle avventure dell’uomo pipistrello solo agli occhi di uno spettatore distratto: ne è, di fatto, una reinvenzione a partire dagli archetipi.

Ad essere più in grado di rischiare in questo momento di più è la Warner/DC Comics, che dopo il citato Suicide Squad (un film su un gruppo di supercattivi 20 anni fa sarebbe stato considerato impensabile) mette in campo addirittura nuovo Joker, protagonista, con Joaquin Phoenix.

Una voce fuori dal coro è stata quella del primo Deapool. Produzione Fox, con gli X-Men in declino e vista la tipologia di personaggio si sono permessi di uscire un poco dal tracciato. Un film piacevolmente fracassone per adolescenti, anziché per famiglie, che rompe la quarta parete e facendo si ritrova molti limiti narrativi (assenza di pathos, vedi il sequel).

Vado a vedere Venom venerdì sera, quindi non spoilerate; la Sony può rischiare ma solo in parte, per via del suo piede nel Marvel Cinematic Universe con Spider-Man. Quindi l’esito potrebbe essere parziale e lasciare il retrogusto composito di Justice League, più dark nella versione Snyder e con iniezioni di humour “per famiglie” nel final cut di Whedon.

La criticità, qui, sta a monte. Chiave del successo commerciale è anche posizionarsi bene su una fascia demografica e di gusto (dicevo di Transformers). Alzare il target di età e complessità dei film di supereroi significa perdere una parte del pubblico. Un’amica con il figlio di 6 anni che adora Spider-Man mi ha chiesto se portarlo a vedere Venom. E io non lo so.

3) Tutti insieme appassionatamente

Ed eccoci al punto di partenza, grazie per avermi seguito fin qui. Il “ritorno alle origini” e la “reinvenzione”, incentrata su toni e personaggi secondari, sono due strade già al momento battute da film in sala. Il crossover tra universi arriverà; probabile, quello tra proprietà intellettuali contigue, come appunto Transformers e G.I. Joe, entrambi giocattoli Hasbro.

L’unione di universi narrativi capiterà quando qualcuno tra quelli principali sarà stato sfruttato ampiamente in modo da perdere pubblico e appeal commerciale. Che io abbia scherzato su Star Wars e Star Trek non è un caso: entrambe le saghe sono almeno in parte in affanno perché esistono sul mercato globale da troppo tempo, hanno visto susseguirsi diversi pubblici, sono state “posizionate” in modo diverso. Per puntualizzare che entrambe le saghe sono qualcosa di più di battaglie spaziali ci ho pure scritto un libro appena uscito. Ma non è quello tra le due saghe spaziali il primo crossover all’orizzonte per ovvie ragioni economiche; la fusione arricchisce e svilisce al tempo stesso.

Piuttosto, con l’acquisizione delle proprietà intellettuali Fox da parte di Disney, la casa di Topolino si ritrova molti universi narrativi diversi a portata di mano. Ad un certo punto potrebbe persino pensare di “salvare” Star Wars grazie a una spruzzata di Marvel Cinematic Universe. So che è ardito, ma non impossibile. Può darsi sperimenterà con qualche serie meno sulla cresta dell’onda, la butto lì: X-Files oppure Firefly. Gli antesignani ci sono, e sono stati Freddy vs Jason e Alien vs Predator. Chiaro, in entrambi i casi esiste il rischio di scontentare i fan, chi la saga l’ha vissuta.

 Vedremo come, vedremo cosa; ma scommetto una birra che succederà.

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